Iniziai così la mia giornata. Ero uscito con il cane in quel giardino e mi ritrovai a girare senza senso nei vialetti. Non c'erano pensieri nella mente, se non quello...Lasciare, abbandonare, difficili parole..Eppure lui me l'aveva detto che non sarebbe stato facile consegnare il pacco, che le difficoltà venivano da lei e le lettere non sarebbero servite a nulla.
Forse chissà bastava solo che avessi detto, che avessi fatto....Jack tirava e io dietro, un passo dopo l'altro, strascicato e lento. Anche i sassolini della ghiaia mi si stavano infilando nelle scarpe e i pensieri e i dubbi non se ne sarebbero andati così presto.
Il sole scendeva basso ormai, a vibrare nell'erba del prato i suoi ultimi passi polverosi. E non c'era silenzio come un tempo, solo quel rumore di fondo della cicala onnipresente nella fine del giorno d'estate, a segnare il vuotarsi lento della mente, stanca dell'affannoso inverno.
A Jack non importava nulla di tutto questo, in equilibrio tra un mondo umano di cui comprendeva solo le giocose follie e quello suo, naso basso a terra, pieno di umidi sapori. E il mio di naso, invece, in alto a prendere solo fumi e qualche tracce del colore dell'erba, se mai ne era rimasta. A camminare così sul'orlo del marciapiede, ora, seguendo quell'automatico senso dell'orientamento che mi riportava comunque e sempre là e a ragionare secondo le misure consuete.
Mi sottraggo a stento alla folla che cammina dentro e fuori di me. La direzione la conosco, ma non odo il rullo del tamburo di latta che un tempo mi guidava. Dunque resto attento: certo che Jack ha ragione a non credere a nulla se non nel suo padrone,,,Ma davvero io lo sono?
Cammino più veloce ora: quel pacco va consegnato ad ogni costo e quelle lettere vanno ora bruciate senza indugio.
Anna si alzò e tolse quei sandali d'argento che non le piacevano più. "Anche il tacco si è storto adesso!". Si piegò leggera su lato a sfilarsi la scarpa da dietro, in equilibrio precario come un nuovo gioco...Già le lettere,,,avrei dovuto rispondere




